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martedì 15 dicembre 2020

Andrea Raia, assassinato nell'agosto del '44

di Dino Paternostro

Quello di Andrea Raia, segretario della Camera del lavoro di Casteldaccia, fu il primo delitto mafioso del secondo dopoguerra in provincia di Palermo. Raia venne assassinato a Casteldaccia, un comune della fascia costiera vicino Palermo, la sera del 5 agosto 1944. Era membro per conto del Pci della Commissione comunale per il controllo dei granai del popolo. Puntiglioso nello svolgere il suo ruolo, si scontrò ben presto con l’amministrazione comunale. Nonostante i tentativi delle autorità di ridimensionare il significato dell’assassinio, tratteggiando la figura dell’attivista politico-sindacale come quella di un poco di buono, donnaiolo e spesso “alticcio”, alla fine, lo stesso maresciallo della stazione dei carabinieri di Casteldaccia non poté esimersi dallo scrivere «che la uccisione del Raia sia stata determinata dalla attività da lui svolta in favore dei granai del popolo e per la propaganda contraria che gli faceva l’Amministrazione Comunale e specialmente il Sindaco al quale era pervenuta la notizia che il Raia aspirava a sostituirlo nella carica».

mercoledì 5 agosto 2015

Casteldaccia: tre giorni di eventi, incontri e musica per ricordare Andrea Raia

Tre giorni di incontri, musica ed eventi per ricordare Andrea Raia a Casteldaccia. Grazie all'instancabile lavoro del Comitato Andrea Raia, nel comune alle porte di Palermo si potrà parlare ancora una volta della figura di Raia e dell'attualità della lotta alla criminalità organizzata nel territorio. Saranno toccati i temi caldi del momento: gestione rifiuti, racket, beni confiscati, con interventi di alto livello e una location d'eccezione: il baglio della Torre del Duca di Salaparuta. 

domenica 10 agosto 2014

Casteldaccia ricorda Andrea Raia. 70 anni dopo (1944-2014)

Dopo decenni di buio e di silenzio Casteldaccia ricorda Andrea Raia, sindacalista ucciso dalla mafia la notte del 5 agosto 1944. Il neonato Comitato "Andrea Raia" organizza una tre giorni di incontri, proiezioni e letture pubbliche per ricordare una figura importante ed emblematica protagonista di un'epoca cruciale per la storia siciliana e italiana. Una figura che rischia di finire nell'oblio e diventare uno dei tanti “martiri dimenticati” siciliani.
Il “racconto pubblico” su Andrea Raia infatti è stato sempre lacunoso e stentato, anche se ad Andrea Raia era stata intitolata la sezione del PCI e poi anche una piazza in zona Nutricato.
Di seguito, una sintesi - pubblicata sul sito del Centro di Studi ed Iniziative Culturali Pio La Torre - dell'intervento di Vito Lo Monaco il 5 agosto 2014, giornata inaugurale della manifestazione "Casteldaccia ricorda Andrea Raia. 70 anni dopo (1944-2014)", della quale è possibile vedere il video integrale.

mercoledì 26 marzo 2014

L'omicidio di Andrea Raia e i «Granai del popolo»: tra indagini poco accurate e depistaggi

Una doverosa precisazione

La ricostruzione dell'omicidio di Andrea Raia che segue è basata esclusivamente sul Rapporto Giudiziario redatto dai Carabinieri di Casteldaccia nei giorni immediatamente successivi al delitto.
La ricostruzione della vicenda fatta dall'Arma non è in alcun modo obiettiva, sebbene essa non dica il falso. Tuttavia nella ricostruzione sono omessi e/o trascurati indizi e fatti importanti. Senza questi la vicenda dell'omicidio di Raia appare una questione molto diversa da quella che in realtà è stata.
Quello che mi preme dire è che i documenti, in questo caso quelli scritti, vanno letti e interpretati tenendo ben presente il momento storico in cui essi sono creati. Sradicare i documenti dal proprio contesto storico vuol dire stravolgere la vicenda e darne un'altra versione, che risulta lontana dalla realtà dei fatti.
Nel caso dell'omicidio di Raia è bene ricordare che il momento storico è quello del 1944. In Italia e in Europa è ancora in corso la guerra. La Sicilia, occupata dagli Alleati nel 1943, è tornata, l'11 febbraio del 1944, all'amministrazione italiana, pur sotto l'egida dell'ACC (Commissione alleata di controllo) affidata al britannico Arthur Hancock. Prefetture e forze dell'ordine sono ancora quelle attive prima della caduta del fascismo: funzionari inquadrati nel regime. L'avversione da parte delle prefetture e delle forze alleate contro i comunisti e le loro attività è palese e in molti dei casi di omicidio, avvenuti a danno di sindacalisti e segretari della Camere del lavoro, si verificano depistaggi, e nella quasi totalità dei casi le vittime sono descritte come persone pericolose, mentre degli omicidi è sempre negata la natura politica, additandoli sempre a beghe personali, questioni d'onore e donne, o rivalità tra compagni di sezione.
Se si escludono i casi più noti - mi riferisco a quello di Placido Rizzotto e di Salvatore Carnevale - questi delitti non arrivano mai al dibattimento e si chiudono alla fase istruttoria, proprio a causa dei depistaggi operati nelle indagini e, ovviamente, a causa della paura che gli eventi delittuosi suscitano nelle comunità colpite, costringendo la gente al silenzio.
Questo scenario ha contribuito anche a far perdere la memoria di questi fatti che insanguinarono la Sicilia negli anni '40.

di Pietro Simone Canale

Il 5 agosto del 1944, poco prima della mezzanotte, Andrea Raia, veniva ucciso a Casteldaccia, sulla soglia della propria abitazione, in via Butera n. 5. 
La morte fu istantanea in seguito a un'emorragia causata da quattro colpi di fucile sparati alla schiena da due sconosciuti. Sul posto accorsero i carabinieri e il dottor Giovanni Romano, il quale ne dichiarò il decesso.[1] Fu adibito subito un letto nel pian terreno dell'abitazione per accogliere il corpo esanime. Le strade erano buie e degli assassini non vi era traccia: avevano, sicuramente, avuto facile via di fuga per la strada del Vallone, la strada che collega Casteldaccia a Bagheria. Andrea Raia era nato a Casteldaccia il 7 dicembre del 1906 da Gaetano e Rosalia Tomasello. Era sposato con Santa Canale, dalla quale aveva avuto tre figli: Gaetano, Anna e Santa. Viveva con la famiglia e la madre vedova. Era iscritto al Partito Comunista Italiano, allora unico partito di cui era presente una sezione a Casteldaccia. Per questa sua militanza era stato designato per far parte della Commissione popolare di controllo per i Granai del Popolo.