A’ Zotta, dal siciliano «frusta» o «flagello», è stato un mensile, poi bimestrale, autoprodotto e curato dal Centro Culturale “Maria SS. Immacolata”. Famoso tra gli anni Settanta e Ottanta, ha segnato un’epoca: un punto di riferimento negli anni in cui Casteldaccia cerca di liberarsi da quella coltre mafiosa. Fondamentale in questo progetto il ruolo della parrocchia, in particolare di padre Cosimo Scordato. Nella redazione degli anni ’80, sita in via Lungarini n° 10, tra i più attivi si annoverano Filippo Fiorentino, Paolo Di Giacinto, Gaetano Aiello, Cosimo Virruso, Lucio Galati, Pierluigi Lo Monaco, Giuseppe Panno, Giusy Fiorentino e Giancarlo Mancuso. Tra gli autori compare anche un anonimo ed enigmatico “Quisque de populo”. Non mancano gli spazi dedicati agli alunni delle scuole medie. La copertina è, invece, realizzata dal compianto artista casteldaccese Giovanni Castiglia. Non è stato facile ritrovare i numeri della rivista, ma buona parte si trova conservata presso la biblioteca della parrocchia. Chiediamo la collaborazione della comunità casteldaccese per colmare le lacune dei numeri mancanti in questa raccolta della A’ Zotta.
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sabato 29 gennaio 2022
giovedì 14 febbraio 2019
La Biblioteca Popolare Circolante di Casteldaccia
| Timbro della biblioteca |
Il 1° gennaio 1877 è inaugurata con «solenni» celebrazioni la Biblioteca Popolare Circolante di Casteldaccia. All'inaugurazione sono presenti 45 soci; prendono parola il sacerdote Gaetano Micciancio in qualità di presidente della biblioteca, Giuseppe Adorno, il dott. Salvatore Calò, Andrea Abbate e Salvatore Modica Sanfilippo.[1]
Le operazioni per la creazione della Biblioteca Popolare Circolante risalgono al 1876, anno in cui è in corso una campagna di raccolta libri. Infatti, «tutti gli individui che fino a tutto dicembre 1876 avevano fatti doni alla Biblioteca» sono nominati «socii onorarii» il giorno dell'inaugurazione.[2]
In Italia, il fenomeno delle biblioteche popolari circolanti si sviluppa negli anni immediatamente successivi all'unità d'Italia (1861), in seguito all'iniziativa di biblioteca popolare avviata a Prato da Antonio Bruni nel 1861, quale «mezzo di sereno riposo e di facile istruzione per il popolo».[3]
martedì 3 novembre 2015
Casteldaccia Insieme: mensile dal 1992 al 1993
Durò un anno il mensile Casteldaccia Insieme, diretto da Giuseppe Manzella, dal 1992 al 1993. Insieme cercava di rappresentare la comunità casteldaccese in tutte le sue caratteristiche principali: cultura, politica, tradizioni, religione. Senza faziosità, antagonismo gratuito – ma neanche con eccessiva piaggeria - “Insieme” raccontava la Casteldaccia del suo periodo, valorizzando le radici e rappresentando anche gli eventi funesti che accadevano in quegli anni (lettere anonime, minacce, fino alle stragi di Capaci e Via D'Amelio), risultando essere una voce importante e degna di nota della pubblicistica locale. Vi scrivevano: Paolo Di Giacinto, Giovanni Tomasello, Pino Schembri, Gianni Chillemi, Gaetano Aiello, Salvatore Caeto, Maria Priulla, Vito Vassallo, Pino Fricano, Giuseppe Panno, Filippo Fiorentino, Francesco Tomasello. Direttore responsabile: Pietro Franzone.
lunedì 21 settembre 2015
Casteldaccia: analisi di un territorio. Anno scolastico 1987-1988
di Pietro Simone Canale
CASTELDACCIA. Analisi di un territorio. Anno scolastico 1987-1988, a cura della Scuola Media Statale "Luigi Capuana" di Casteldaccia, Palermo, Tea Nova, 1988, 203 pp.
Gli occhi dei ragazzi sono in grado di scovare la bellezza e la vera natura delle cose. Sbaglia chi dice che i giovani pecchino di ingenuità. Casteldaccia. Analisi di un territorio è pertanto un libro bello e vero. Il «fine ultimo» è «quello di modificare e migliorare la realtà di Casteldaccia; di stimolare un reale apprendimento che comporta modifiche dei comportamenti individuali» (p. 14).
Credo che molti ricordino questo libro, anche perché, rispetto all'introvabile libro di padre Russo, questo ebbe molta circolazione e diffusione.
mercoledì 5 agosto 2015
Casteldaccia: tre giorni di eventi, incontri e musica per ricordare Andrea Raia
Tre giorni di incontri, musica ed eventi per ricordare Andrea Raia a Casteldaccia. Grazie all'instancabile lavoro del Comitato Andrea Raia, nel comune alle porte di Palermo si potrà parlare ancora una volta della figura di Raia e dell'attualità della lotta alla criminalità organizzata nel territorio. Saranno toccati i temi caldi del momento: gestione rifiuti, racket, beni confiscati, con interventi di alto livello e una location d'eccezione: il baglio della Torre del Duca di Salaparuta.
lunedì 29 giugno 2015
La Voce del Cittadino
La voce del cittadino, attivo dal 1999 al 2010, è stato coordinato dall'ex sindaco Giuseppe Schembri (1928-2019; sindaco nel 1967, nel 1983 e nel 1994). Si pubblicano atti amministrativi integrali, ma anche riflessioni, analisi, commenti, invettive, lettere aperte sui temi riguardanti quasi esclusivaamente la politica comunale. Al di là delle posizioni e degli schieramenti espressi dagli autori degli articoli, è innegabile un grande valore storico-memorialista della pubblicazione in quanto racconta - con dovizia di particolari sui meccanismi interni alla macchina amministrativi - più di un decennio di vita casteldaccese.
Il “comitato di redazione”, come indicato sul primo numero, è composto da Sandro Musco, Giuseppe Schembri, Giacomo di Salvo, Ines Romano, Giuseppe Badalamenti, Cosimo Virruso, Gaetano Aiello.
In seguito, la redazione si impoverì, fino agli ultimi anni di vita del giornale, in cui restò il solo Schembri ad occuparsene. I direttori responsabili che si avvicendarono furono i giornalisti Michele Manna – direttore pure de Il Settimanale di Bagheria – e Marianna La Barbera.
Scarica i numeri in pdf de La Voce del cittadino:
venerdì 6 marzo 2015
"La mia poesia, la mia anima in tormento" Storia di Elvezio Petix
di Pietro Simone Canale
Elvezio Petix (pseudonimo di Elvezio Cara Pitissi) nacque a Lugano il 6 marzo del 1912. Era il primo di undici fratelli e la scelta del nome ricadde proprio sul fatto che fosse il primo della famiglia a nascere in Svizzera. Le origini erano tuttavia altre: la madre era di Palermo e il padre di Genova. Dopo numerosi trasferimenti Elvezio Petix e la sua famiglia si stabilirono a Casteldaccia.
mercoledì 24 dicembre 2014
«Nasciu lu Bambineddu» - Musica e poesia e nella tradizione natalizia casteldaccese
CasteldacciaPuntoDoc vuole augurarvi un buon Natale pubblicando il testo di una delle più belle canzoni natalizie in siciliano. Il testo è la musica sono stati composti da Giuseppe Vassallo, insegnante di musica in pensione.
NASCIU LU BAMBINEDDU
Rit. Dormi dormi bambineddu,
Duci duci di mamma to' (2 volte)
E nasciu lu Bambineddu
e nasciu chiù duci di prima
d'unni vinni stu masculiddu
lu Signuri ci lu mannò.
Lu mannò d'intra a manciatura
pi mustrari la puvirtà.
Li ricchizzi nun sunnu nenti
pi li sordi un s'ammazzanu genti.
Aiutati li puvireddi
i picciriddi e li vicchiareddi
diciticillu a chi nun lu sapi
a chi nun ci viri
a chi nun ci senti.
domenica 21 dicembre 2014
"Cittadinanza Onoraria" a Padre Cosimo Scordato: la proposta della Consulta della Cultura
Consulta della Cultura
Oggetto: proposta di conferimento della cittadinanza onoraria a Padre Cosimo Scordato
La Consulta della Cultura, insieme con le associazioni culturali e di promozione sociale e con i tanti cittadini attivi nel mondo della cultura e del sociale, ritiene di interpretare un desiderio condiviso da tutta la comunità casteldaccese proponendo il conferimento della cittadinanza onoraria a Padre Cosimo Scordato.
La comunità tutta sente Padre Cosimo Scordato come una figura che le appartiene e le vuole riconoscere il contributo del tutto speciale che ha dato negli anni scorsi ’70 e ’80 alla crescita umana, civile culturale e spirituale di un’intera generazione.
Quegli anni sono ricordati da tutti noi come un periodo di grandi fermenti culturali e sociali, in cui si sono sviluppati e da cui sono nati i primi germogli di legalità e di libertà individuale.
sabato 20 dicembre 2014
Tra Amarcord e buoni propositi: Casteldaccia conferisce la cittadinanza onoraria a padre Cosimo Scordato
di Marta Riccobono
Lo scorso 17 dicembre 2014 l’Amministrazione comunale di Casteldaccia, accogliendo la proposta della Consulta della Cultura, ha conferito la cittadinanza onoraria a padre Cosimo Scordato, il sacerdote che insieme a padre Mariano Lo Coco ha guidato la comunità casteldaccese per circa dieci anni, tra il 1973 e i primi anni ’80. A quel tempo Casteldaccia era tristemente nota per essere, insieme ad Altavilla e Bagheria, uno dei vertici del cosiddetto “triangolo della morte”: le ammazzatine mafiose erano all’ordine del giorno, e alla messa domenicale i capimafia sedevano al primo banco della Chiesa. Padre Cosimo, “uomo dall’intelligenza vivace e creativa”, come lo definisce il Vescovo di Cefalù Mons. Manzella, con grande sensibilità raccolse il desiderio di cambiamento che iniziava allora a maturare nei casteldaccesi, soprattutto in quelli più giovani, e fece della parrocchia un centro di discussione e di confronto. Lo spirito del Concilio Vaticano II si mescolò con le istanze pacifiste ereditate dai movimenti giovanili del ’68, padre Cosimo riunì la “meglio gioventù” casteldaccese e tutti insieme diedero vita ad un centro culturale sede di attività ricreative e di accesi dibattiti, e al giornalino ’A Zotta, sul quale si parlava anche e soprattutto di politica. Ma il nome di padre Scordato è legato ad un altro avvenimento, che si può ben definire “storico”: la marcia antimafia che nel febbraio ’83 unì (letteralmente) Casteldaccia e Bagheria, due vertici del triangolo di sangue, mobilitando una grande massa di cittadini che decisero di sfidare a viso aperto il potere mafioso. E siccome nello spirito del Concilio rientrava anche il superamento degli steccati ideologici in nome del bene comune, padre Cosimo la marcia la organizzò insieme ai comunisti. Se ne ricorda bene Vito Lo Monaco, oggi presidente del centro studi “Pio La Torre”: tra quei giovani militanti del PCI c’era anche lui, a girare casa per casa insieme a padre Cosimo, invitando i casteldaccesi ad unirsi alla marcia.
Storia del pittore Calogero Drago
di Pietro Simone Canale
Calogero Drago nasce a Casteldaccia l'8 dicembre 1900.
«Sin da bambino manifesta l'attitudine al disegno ed alla manipolazione di materiali con cui realizza giochi, piccole sculture e soprattutto disegni su ogni tipo di supporto che trova a disposizione. Da ragazzino viene a contatto con lo scultore casteldaccese Pietro Piraino, che, incuriosito dalla vivacità artistica di Calogero, lo porta con sé a Roma per due lunghi periodi (circa 4 anni). A Roma Calogero viene a contatto con l'ambiente artistico di via Margutta, dove Piraino ha il suo studio/laboratorio. Non vi è dubbio che queste esperienze romane segnano profondamente Calogero che da quell'osservatorio privilegiato può coltivare al meglio le sue doti figurative. Non conosciamo bene i motivi per cui non abbia potuto continuare a seguire lo scultore Piraino, o comunque intraprendere un percorso di studi che lo avrebbe portato sicuramente a raggiungere eccellenti risultati, fatto sta che, rientrato a Casteldaccia, dopo un breve periodo nell'Arma dei Carabinieri, mette su famiglia e lavora presso un'azienda agricola.
venerdì 26 settembre 2014
«Casteldaccia nella storia della Sicilia» di mons. Rocco Russo (1961) - Il testo integrale
«Si superano, in
breve volgere d'ore, distanze immense, si bruciano, in una sola giornata,
esperienze ed attività che abbisognavano di anni. Difficilmente ci si trova,
fermi, nel raccoglimento della ricerca e dello studio, nella riflessione su ciò
che è stato e che spesso in tanta parte è presente tra noi, anche se non ce ne
accorgiamo specie quando, a prima vista, può non sembrare utile ad agevolarci
nella nostra ansia di procedere, di andare.
E non ci
accorgiamo di trascurare una ricchezza: quella del nostro passato, del nostro
passato non di singoli, ma di comunità, del nostro passato sociale, di ciò da
cui proveniamo e in cui siamo inseriti, di ciò che tante volte spiega il
presente e può gettare fasci di vivida luce sull'avvenire.
Una ricchezza,
perduta, dunque, o comunque trascurata quella della storia: la storia della
nostra comunità, della nostra piccola comunità, cui ci sentiamo o diciamo di
essere distaccati, che comunque, spesso, preferiamo sfuggire bruciati dal
vorticoso e sovraccarico volgere del giorno che passa.
Eppure, proprio
lo sforzo di riallacciarsi al passato, di sentirsi continuazione ideale di
esso, pur nelle forme e nei modi nuovi e necessari, potrebbe costruire, specie
per i giovani, uno degli antidoti più efficaci al loro sentirsi 'rovesciati nel
mondo', secondo l'espressione di un filosofo esistenzialista, a loro smarrirsi
in pensieri di inutilità della vita, a loro cercare una strada che senza
estraniarli da sé li renda tutti se stessi». Con queste parole Mario Fasino,
Assessore regionale all'Industria, commercio e demanio, introduceva il libro di
Rocco Russo, Casteldaccia nella storia
della Sicilia.[1]
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